lunedì 7 gennaio 2008

CLUB PRIVIE'


Tre anni. E’ da tanto che manco da Roma. Mentre il taxi mi porta all’indirizzo da me chiesto, non posso fare ameno di pensare al perché sono andato via.
Un errore di gioventù. Si è stato quello ad allontanarmi da questa splendida città. perdere tutto quando ormai hai tutto, maledetta stupidità giovanile.
Ero giovane, ero spietato, ero bravo a sparare. Ero in piena ascesa. Avevo solo 21 anni quando ebbi un incarico di prestigio.
Qualcuno aveva attentato alla vita di Martelli, il boss che governava la zona est di Roma.
Non ricordo come ma lui si era salvato, ma ora non si sentiva più al sicuro.
Ingaggio cinque uomini per fargli da guardie del corpo. Io ero il più giovane dei cinque. Gli altri erano REMO, ALDO, GIO’ e PAOLO.
Insieme noi eravamo grandi. Non ci limitammo a scortare il boss e sua moglie. Riuscimmo, senza che nessuno ci avesse chiesto di farlo, a scoprire chi era il mandante degli omicidi. Il nostro capo era veramente soddisfatto di noi, ma io commisi l’errore di rendere sua moglie soddisfatta di me.
Quando si seppe della mia relazione, il boss chiese ai miei compagni di uccidermi. Noi cinque eravamo diventati, durante la missione, amici. Veri amici.
Non volevano uccidermi. Decisero di fingere la mia morte, dovetti scappare all’estero e di loro non seppi più niente… fino a una settimana fa.
Fu come una bastonata in testa, quel nome scandito dalla giornalista in quel canale satellitare suonava graffiante ad ogni lettera: ALDO era stato trovato in un fiume, il suo corpo era stato massacrato. L’avevano torturato. Volevo andare al funerale, lo dovevo alla nostra amicizia, dovevo farlo ma non potevo. Poi fu trovato anche PAOLO anche lui era stato torturato e ucciso. Mi giunse un sospetto. Chiamo un mio conoscente di Roma: GIO’ è stato portato via dagli uomini del Boss e REMO è scomparso.
Cercavano me, qualcuno aveva parlato. Cercavano me e torturavano i miei amici per trovarmi. Dovevo tornare a Roma.
Dovevo trovare REMO! C’era un solo posto dove poteva essere andato.
Il taxi mi lascia la BLUE SEA, un locale per omosessuali e transessuali. Sono in pochi a conoscere i gusti sessuali di REMO. Nel nostro ambiente la virilità è un obbligo.
Lo trovo in una sala appartata, lo trovo come mi aspettavo di trovarlo: vestito da donna è ubriaco.
Appena si riprende dall’alcool mi racconta tutto. Il Boss ha scoperto l’inganno e ora si sta vendicando.
E’ solo questione di tempo prima che trovi Remo. Io potrei scappare, Remo non parlerebbe mai. Non posso farlo, e non voglio farlo, i miei amici meritano la loro vendetta. Agiremo questa notte, Martelli non sa che sono qui. Lo coglieremmo di sorpresa.
Remo mi fornisce tutte le armi di cui ho bisogno. Sono stanco di scappare.

Martelli vive qui dentro. Un’immensa villa si para davanti agli occhi miei e di REMO. Ha di tutto lì dentro: c’è anche un club privé per gli scambi di coppie.
Ci presentiamo come coppia, Remo sembra una vera donna, ci fanno passare senza difficoltà, basta pagare. REMO ha perfino le tessere.
Il club è molto fine e si mangia bene. Martelli lo fece costruire per soddisfare un suo bisogno personale. Il suo essere un erotomane incallito. Sembra debba farsi tutte le donne che conosce. E’ su questo che noi puntiamo. Lui conosce Remo non IRMA.
Ben presto la nostra idea ha successo. Martelli si avvicina, chiede se può usufruire d’IRMA/ REMO, in cambio posso scegliere chi voglio. Non mi riconosce, Remo mi ha truccato bene.
Faccio finta di vagliare la sua offerta. L’accetterei comunque anche se non dovessi vendicarmi di lui, il locale è pieno di ragazze di cui vorrei approfondire la conoscenza.
Vado con una biondina con gli occhi azzurri. Sembra un angelo, so di non poterci fare nulla ma almeno sto in buona compagnia aspettando il segnale.
L’SMS, il nostro segnale arriva, quando la ragazza ha appena tolto il reggiseno.
“Secondo piano terza stanza” questo è quello che il messaggio dice.
Quando arrivo vedo che tutte le guardie del corpo sono lì. Saranno in sette o otto. Gli chiedo cos’è successo. Dicono che qualcuno ha preso in ostaggio Martelli, dopo di che m’invitano ad andarmene, potrebbe essere pericoloso. Lo sarà sicuramente, ma per loro. Da sotto la camicia, attaccato col nastro adesivo tiro fuori la mia mitraglietta. E’ questione di un attimo, non hanno neanche il tempo di capire chi li sta falciando.
Invito Remo ad uscire con il nostro amico. Martelli con la canna della pistola di Remo, puntata alla tempia sembra collaborare volentieri.
Chiediamo dov’è Giò. Scendiamo nelle cantine come ci ha indicato Martelli.
Falciamo altre due guardie, e Remo a farlo, ed è veloce nel farlo cazzo s’è veloce.
Troviamo Giò, e purtroppo lo troviamo vivo. L’hanno massacrato. Non ci resta che sparargli per alleviare il suo dolore.
Usiamo Martelli come ostaggio per la fuga.
Durante il tragitto ci propone un patto, la sua vita per del denaro molto denaro. Ci diciamo: perché no! Lui ritira una grossa somma per noi, cifra che contiene diversi milioni d’euro.
Prendiamo i soldi e lo ammazziamo comunque. In parte abbiamo onorato il patto, avremmo voluto prima torturarlo ma non l’abbiamo fatto.
Torno al mio esilio, anche Remo scappa via dall’Italia. Non l’ho più sentito,per mesi, almeno finche non mi è arrivata una lettera da Casablanca, dentro c’era la foto di una bella donna completamente nuda. La lettera era firmata IRMA.

1 commento:

Fortunata ha detto...

ahahahh! dì la verità, te piace Irma eh? bello questo nuovo racconto. ne aspetto di nuovi.