lunedì 27 ottobre 2008

UN GENTILE OMAGGIO



Questa è una versione fatta da un mio amico basandosi sull'immagine del blog.
Il disegno e di Marco Nicoli detto il Guercio. Ora il Marco è bravo e se non fosse così...diciamo...manco lento...scostante... ecco sì perfetto...ora se Marco non fosse scostante io l'avrei rincoglionito fino alla morte di sceneggiature.

lunedì 20 ottobre 2008

PERSONAGGIO IN CERCA D'EDITORE



Lui é ORFEO...è un personaggio in stato non proprio embrionale ma ancora la maggiore età non l'ha raggiunta...i disegni sono di Alessandro Benvenuto.
I testi sono miei...non posso dire se la storia è buona...è mia ed io non posso giudicare...ma su i disegni posso farlo e devo dire che la prima volta che Alessandro mi ha mandato il suo sketch sono rimasto incantato per ore. Ho altri disegni nel cassetto ma per ora vediamo se il bambino piace in giro...

lunedì 14 aprile 2008

WRITERS DEATH RACE




E' un gara di racconti a chi interessa qui c'è il mio

martedì 29 gennaio 2008

SCELTE INUTILI

Ho sempre pensato che mi fosse stato negato o tolto qualcosa. Che la mia completezza si fermasse in una compita insufficienza.
Sono state tante le volte in cui non ho afferrato cose che per gli altri erano semplici. Troppe le delusioni e mancanti i successi.
Mi ero dato da fare…ma forse non abbastanza. Il mondo non ce l’aveva con me. Per il mondo io non c’ero. Nessun grosso disagio giustificava la mia inesistenza.
Socialmente inutile perché socialmente non richiesto. Eppure qualcuno mi dava credito…ed io non capivo perché.
Forse avrei dovuto dare retta a loro. Se volevo esserci avrei dovuto urlarlo. E l’avrei fatto se quella mattina non pioveva. Guardando le gocce scendere rimandai il tutto e tornai a dormire.

mercoledì 16 gennaio 2008

LE COSE CAMBIANO

Marcello credeva nell’amore…perché lui l’amore l’aveva conosciuto.
Paola aveva un visetto particolare di quelli che non ti fanno innamorare subito ma che ti chiedono un secondo sguardo.
Marcello e Paola andavano alla stessa scuola e alla mattina prendevano lo stesso autobus.
Era così che si erano conosciuti.
Lui fu colpito dal capello alla Valentina di Crepax, solo che lei era castana. Nello sguardo non c’era furbizia ma neanche malizia. Diventarono amici è fu un amicizia vera e sincera. Era bello per lui avere un’amicizia femminile…era bello per lei avere una amicizia maschile.
Poi però un giorno Paola prese le dita di Marcello tra le sue. Il tenero candore di quella mano che ora prendeva la mano di Marcello lo fece girare e guardare per una terza volta Paola. Oltre lo sguardo di lei si estendeva un sorriso e lui ne fu preso e dentro di se si senti sussurrare in un bisbiglio muto “I love You” . Pensava di nascondere sotto una lingua non sua un sentimento che ora gli apparteneva.
Tornò a casa e pensò a Paola perché ora non riusciva a fare altro se non dirsi che voleva lei.
Passavano i giorni e dentro di lui la cosa crebbe, la timidezza e la paura di rovinare un’amicizia lo frenavano.
Un giorno però non resistette più…natale era vicino e il pensiero delle feste con lei, dei baci a capodanno, dello stare mano nella mano alla messa del natale si fece feroce.
e allora mandò al diavolo la timidezza e la canzone degli 883 e si disse domani le parlerò.
Il mattino dopo per tutto l’autobus stette muto…poi finalmente mentre aspettavano di entrare in aula si fece coraggio e la fermò e le disse che doveva parlarle.
Finalmente da soli aprì bocca.
“Devo dirti una cosa” disse lui
“Anche io” rispose felice lei
“ Allora inizia tu” le concesse cavallerescamente
“ Voglio che tu sia il primo a saperlo perché sei il mio migliore amico…mi sono fidanzata”
Lui sorrise e si scoprì ipocrita…lei chiese che doveva dirle…lui rispose
“Sai credo che m’iscriverò ad arti marziali”
Quel giorno le foglie smisero di crescere sugli alberi.
Paola uscì con il suo ragazzo felice perché ora aveva l’amore e la vera amicizia.
Marcello colpì il sacco con violenza…ora aveva solo odio.

lunedì 7 gennaio 2008

CLUB PRIVIE'


Tre anni. E’ da tanto che manco da Roma. Mentre il taxi mi porta all’indirizzo da me chiesto, non posso fare ameno di pensare al perché sono andato via.
Un errore di gioventù. Si è stato quello ad allontanarmi da questa splendida città. perdere tutto quando ormai hai tutto, maledetta stupidità giovanile.
Ero giovane, ero spietato, ero bravo a sparare. Ero in piena ascesa. Avevo solo 21 anni quando ebbi un incarico di prestigio.
Qualcuno aveva attentato alla vita di Martelli, il boss che governava la zona est di Roma.
Non ricordo come ma lui si era salvato, ma ora non si sentiva più al sicuro.
Ingaggio cinque uomini per fargli da guardie del corpo. Io ero il più giovane dei cinque. Gli altri erano REMO, ALDO, GIO’ e PAOLO.
Insieme noi eravamo grandi. Non ci limitammo a scortare il boss e sua moglie. Riuscimmo, senza che nessuno ci avesse chiesto di farlo, a scoprire chi era il mandante degli omicidi. Il nostro capo era veramente soddisfatto di noi, ma io commisi l’errore di rendere sua moglie soddisfatta di me.
Quando si seppe della mia relazione, il boss chiese ai miei compagni di uccidermi. Noi cinque eravamo diventati, durante la missione, amici. Veri amici.
Non volevano uccidermi. Decisero di fingere la mia morte, dovetti scappare all’estero e di loro non seppi più niente… fino a una settimana fa.
Fu come una bastonata in testa, quel nome scandito dalla giornalista in quel canale satellitare suonava graffiante ad ogni lettera: ALDO era stato trovato in un fiume, il suo corpo era stato massacrato. L’avevano torturato. Volevo andare al funerale, lo dovevo alla nostra amicizia, dovevo farlo ma non potevo. Poi fu trovato anche PAOLO anche lui era stato torturato e ucciso. Mi giunse un sospetto. Chiamo un mio conoscente di Roma: GIO’ è stato portato via dagli uomini del Boss e REMO è scomparso.
Cercavano me, qualcuno aveva parlato. Cercavano me e torturavano i miei amici per trovarmi. Dovevo tornare a Roma.
Dovevo trovare REMO! C’era un solo posto dove poteva essere andato.
Il taxi mi lascia la BLUE SEA, un locale per omosessuali e transessuali. Sono in pochi a conoscere i gusti sessuali di REMO. Nel nostro ambiente la virilità è un obbligo.
Lo trovo in una sala appartata, lo trovo come mi aspettavo di trovarlo: vestito da donna è ubriaco.
Appena si riprende dall’alcool mi racconta tutto. Il Boss ha scoperto l’inganno e ora si sta vendicando.
E’ solo questione di tempo prima che trovi Remo. Io potrei scappare, Remo non parlerebbe mai. Non posso farlo, e non voglio farlo, i miei amici meritano la loro vendetta. Agiremo questa notte, Martelli non sa che sono qui. Lo coglieremmo di sorpresa.
Remo mi fornisce tutte le armi di cui ho bisogno. Sono stanco di scappare.

Martelli vive qui dentro. Un’immensa villa si para davanti agli occhi miei e di REMO. Ha di tutto lì dentro: c’è anche un club privé per gli scambi di coppie.
Ci presentiamo come coppia, Remo sembra una vera donna, ci fanno passare senza difficoltà, basta pagare. REMO ha perfino le tessere.
Il club è molto fine e si mangia bene. Martelli lo fece costruire per soddisfare un suo bisogno personale. Il suo essere un erotomane incallito. Sembra debba farsi tutte le donne che conosce. E’ su questo che noi puntiamo. Lui conosce Remo non IRMA.
Ben presto la nostra idea ha successo. Martelli si avvicina, chiede se può usufruire d’IRMA/ REMO, in cambio posso scegliere chi voglio. Non mi riconosce, Remo mi ha truccato bene.
Faccio finta di vagliare la sua offerta. L’accetterei comunque anche se non dovessi vendicarmi di lui, il locale è pieno di ragazze di cui vorrei approfondire la conoscenza.
Vado con una biondina con gli occhi azzurri. Sembra un angelo, so di non poterci fare nulla ma almeno sto in buona compagnia aspettando il segnale.
L’SMS, il nostro segnale arriva, quando la ragazza ha appena tolto il reggiseno.
“Secondo piano terza stanza” questo è quello che il messaggio dice.
Quando arrivo vedo che tutte le guardie del corpo sono lì. Saranno in sette o otto. Gli chiedo cos’è successo. Dicono che qualcuno ha preso in ostaggio Martelli, dopo di che m’invitano ad andarmene, potrebbe essere pericoloso. Lo sarà sicuramente, ma per loro. Da sotto la camicia, attaccato col nastro adesivo tiro fuori la mia mitraglietta. E’ questione di un attimo, non hanno neanche il tempo di capire chi li sta falciando.
Invito Remo ad uscire con il nostro amico. Martelli con la canna della pistola di Remo, puntata alla tempia sembra collaborare volentieri.
Chiediamo dov’è Giò. Scendiamo nelle cantine come ci ha indicato Martelli.
Falciamo altre due guardie, e Remo a farlo, ed è veloce nel farlo cazzo s’è veloce.
Troviamo Giò, e purtroppo lo troviamo vivo. L’hanno massacrato. Non ci resta che sparargli per alleviare il suo dolore.
Usiamo Martelli come ostaggio per la fuga.
Durante il tragitto ci propone un patto, la sua vita per del denaro molto denaro. Ci diciamo: perché no! Lui ritira una grossa somma per noi, cifra che contiene diversi milioni d’euro.
Prendiamo i soldi e lo ammazziamo comunque. In parte abbiamo onorato il patto, avremmo voluto prima torturarlo ma non l’abbiamo fatto.
Torno al mio esilio, anche Remo scappa via dall’Italia. Non l’ho più sentito,per mesi, almeno finche non mi è arrivata una lettera da Casablanca, dentro c’era la foto di una bella donna completamente nuda. La lettera era firmata IRMA.

venerdì 7 dicembre 2007

SOTTO UNA LUCE AL NEON

Gli anni 80 erano anni quadrati…tutto era quadrato: il cubo di rubrick era quadrato, tetris era di quadrati…Michael Jackson era un cantante ben quadrato nel sistema mentre oggi è un pedofilo a tutto tondo con Neverlend che gli fa da sfondo.
La gente era quadrata nei suoi pensieri…le famiglie cercavano di fare quadrare i conti e le gallerie d’arte erano pieni di quadri ma che servivano solo per un quadro economico più vasto. Io ero nel mio box e già boxavo con la vita.
C’era la Milano da bere, ma che dietro coppe di champagne nascondeva fiumi di gassose sgassate di quelle che un tempo avevano la pallina.
Era il trionfo della plastica facciale che prendeva il posto al plastico delle brigate rosse.
Alla fine io muovevo i primi passi e passavo da un passato. Già dall’ora senza bere un chinotto ero fuori dal coro.
In un mondo quadrato ero tondo. Morbido per le amate quando c’erano. Obeso per i medici quando li vedevo. Grasso per i nemici e quelli c’erano. Robusto per gli amici mai veramente sinceri e normale per le nonne.
Di quegli anni 80 ricordo il nulla del tutto. E volevo tutto e nulla. Ma non davo nulla per nulla.
Anche perché non avevo nulla da dare. E se anche avessi voluto dare nessuno avrebbe preso.
Ero solo? No! La solitudine mi avrebbe nobilitato. Ma io avevo un amico.
Se tutti avevano almeno un amico che a sentire le loro frasi era fatto. Io avevo un amico solo fatto di frasi fatte.
Quell’amico era Andrea Alberto Anselmi e questa è la sua storia…perché Alberto una storia da raccontare ce l’ha mentre io da raccontare ho solo la sua…ma la racconto meglio.
Alberto non era non c’era per il mondo. Non era uno che stava bene o male con gli altri era uno che con gli altri non ci stava. Stava spesso da me…da me era la salagiochi, io giocavo ma Alberto non giocava guardava. Io giocavo e lui guardava e guardava. Poi io finivo e lui diceva “oggi è andata bene” abbiamo vinto. Ma io non capivo mai. Alberto stava bene lì e allora si andava.
Si andava se andava a tutti e due, e a tutti e due andava sempre di andare alla sala giochi. Si era felici. Ma Felice non era d’accordo. Felice era di fuori era fuori e fuori dalla sala giochi aveva parcheggiato una fuoriserie. Felice era felice perché era ricco. E i cabinati della salagiochi li aveva a casa ed era forte…troppo forte.
Felice era famoso e veniva da Roma lì i cabinati avevano la sua firma Dux si chiamava e la gente della sala giochi lo temeva.
Si mise a giocare Dux a cosa non sò ma ad uno ad uno tutti i campioni delle sala sfidava e tutti li batteva. Non c’era giocatore che resisteva. C’era Paolo il geometrico che perse a Tetris. E Mario il ct battuto a kick off. Uno ad uno le colonne si piegavano alla meglio e si spezzavano alla peggio..
Anch’io provai con il risultato di perdere almeno due monetine.
Poi quando tutti la propria sfida l’avevano persa una voce che nessuno conosceva si udì
“te la fai una a Space Invader”
Per molti quella fu la sola frase di Alberto. Per me fu la sola pronunciata in quel modo.
Dux accettò e la sfida cominciò. Felice si era allenato ma Alberto aveva studiato. Vedemmo per la prima volta Felice sudare e Alberto con serenità fischiettare. E alla fine a Dux non rimase che dire “ e cazzo!” subito dopo che la scritta game over comparve sul cabinato. Tutti si volevano complimentare ma Alberto non li stava a sentire lui voleva solo giocare. E pian piano quando ormai la serata era finita e soli si era rimasti in sala lo vidi finire la sua partite e poi solo sotto una luce al neon vidi Alberto Andrea Anselmo per la prima volta digitare AAA.
E da lì Alberto cominciò a giocare e a vincere ma la sua storia ha smesso di girare. Perché nessuno sta lì a credere che esiste uno che batte tutti i record. Ma ogni volta che vedo AAA sulla classifica io ricordo di quando solo, sotto una luce al neon Alberto Andrea Anselmo digitò per la prima volta AAA.